Storia del settore
 
Nel 1872 Hyatt brevetta la prima pressa a iniezione nella quale il materiale caldo (celluloide,
termoindurente) è plasticizzato in un cilindro caldo e successivamente iniettato con il moto
dello stantuffo. L’introduzione di un secondo cilindro consente di separare la fase di
riscaldamento da quella di iniezione: mente il cilindro inietta il materiale nello stampo, una
nuova carica può essere effettuata sul cilindro secondario, riducendo il tempo di ciclo.
Successivamente il cilindro di riscaldamento viene sostituito da un estrusore a vite, mentre rimane il cilindro di iniezione, in quanto riduce la rottura delle fibre.

Con la nascita, negli anni ’30 – ’40, dei polimeri termoplastici come poliammide (PA,
commercialmente chiamato Nylon), polietilene (PE), polietilentereftalato (PET) e
policarbonato (PC) si ha la necessità di sviluppare nuove macchine per la produzione di
pezzi con questi nuovi materiali termoplastici. Viene ideata nei primi anni ’50 la prima pressa
con vite bifunzione (svolge sia la funzione di plastificare che di iniettare) ed è utilizzata
ancora oggi.

 
Schema dettagliato di una tradizionale stampante ad iniezione
A: accumulo del materiale fuso, B: iniezione, C: mantenimento/raffreddamento, D: estrazione.